:: giovedì 29 febbraio 2024  ore 14:33
Comitato Interregionale Dei Consigli Notarili Delle Tre Venezie - Orientamenti Societari, Commesione Società
I.G. SRL - Modifiche dell'atto costutitivo - operazioni sul capitale e operazioni di ripianamento perdite > SRL Modifiche dell'atto costitutivo - operazioni sul capitale e operazioni di ripianamento perdite
I.G.1 - (TERMINE LEGALE DI SOTTOSCRIZIONE DEGLI AUMENTI DI CAPITALE - 1° pubbl. 9/04)
Il termine non inferiore a 30 giorni dal momento in cui viene comunicato ai soci che l’aumento di capitale può essere sottoscritto, termine previsto dall’art. 2481 bis, comma 2, c.c., non può essere ridotto per disposizione statutaria o con deliberazione assembleare adottata a maggioranza. È tuttavia ammesso che tutti i soci della società rinuncino a tale termine di legge in riferimento allo specifico aumento di capitale deliberato.

I.G.2 - (COMUNICAZIONE DEL TERMINE DI SOTTOSCRIVIBILITÀ DEGLI AUMENTI DI CAPITALE - 1° pubbl. 9/04 - modif. 9/06)
L’art. 2481 bis, comma 2, c.c., pone a carico della società l’obbligo di comunica-zione del termine entro il quale il socio può sottoscrivere l’aumento di capitale.
La comunicazione può essere data o mediante invio di avviso al domicilio del so-cio, quale risultante dal libro soci, o direttamente ai soci in assemblea, qualora alla stessa partecipino tutti i soci della società.
Non è consentito, nemmeno a mezzo di previsione statutaria, sostituire la co-municazione ai soci con altre forme di pubblicità quali l’iscrizione della delibera-zione nel registro delle imprese o la trascrizione della stessa nel libro delle deci-sioni dei soci.

I.G.3 - (DELIBERA DI AUMENTO DI CAPITALE IN PRESENZA DI UN PRECEDENTE AUMENTO NON INTEGRALMENTE LIBERATO - 1° pubbl. 9/04 – modif. 9/11 - mo-tivato 9/11)
L’art. 2481, comma 2, c.c., che prevede che la decisione di aumentare il capitale sociale non può essere “attuata” fin quando i conferimenti precedentemente dovuti non sono stati integralmente eseguiti, implicitamente consente che un aumento di capitale possa essere deliberato anche in presenza di un precedente aumento sottoscritto e non integralmente versato.
L’aumento di capitale gratuito, essendo per sua natura incompatibile con un’esecuzione differita, risolvendosi in una mera imputazione contabile, può es-sere deliberato ed attuato anche in presenza di azioni non integralmente libera-te.

Motivazione
Per la motivazione dell’orientamento in oggetto si rinvia a quanto esposto nell’analoga fattispecie in materia di società azionarie sub orien-tamento H.G.2.
A livello sistematico si ritiene infatti che, nonostante la diversità di formulazione normativa adottata nell’art. 2481 c.c. rispetto a quella det-tata in tema di società per azioni all’art. 2438 c.c., non sussistano ragio-ni per addivenire a differenti conclusioni sulla adottabilità di delibere di aumento di capitale in pendenza di conferimenti ancora dovuti, posto che la ratio delle due norme appare identica.

I.G.4 - (OFFERTA DI SOTTOSCRIZIONE AD ALTRI SOCI O A TERZI DELLA PARTE DI AUMENTO DI CAPITALE INOPTATO - 1° pubbl. 9/04)
È possibile che l’assemblea con deliberazione adottata a maggioranza consenta, disciplinandone le modalità, che la parte dell’aumento di capitale non sottoscrit-ta da uno o più soci sia sottoscritta dagli altri soci o da terzi, anche in assenza di una previsione in tal senso contenuta nell’atto costitutivo.

I.G.5 - (OFFERTA DI SOTTOSCRIZIONE DI AUMENTI DI CAPITALE A TERZI IN AS-SENZA DI ESPRESSA PREVISIONE STATUTARIA - 1° pubbl. 9/04)
È possibile, ma solo con deliberazione adottata con il voto favorevole di tutti i soci partecipanti alla società, che l’assemblea deliberi che l’aumento di capitale possa essere attuato mediante offerta di quote di nuova emissione a terzi, an-che se l’atto costitutivo non preveda tale possibilità ed anche se si ricada nell’ipotesi di ricapitalizzazione della società, in esito a riduzione per perdite ex art. 2482 ter, c.c.

I.G.6 - (RIDUZIONE REALE DEL CAPITALE SOCIALE - 1° pubbl. 9/04)
La riduzione reale del capitale di cui all’art. 2482 c.c., non è più legata al requisi-to dell’esuberanza del capitale rispetto all’oggetto sociale. Essa può essere deli-berata senza obbligo di motivazione.

I.G.7 - (DEPOSITO DELLA RELAZIONE EX ART. 2482 BIS, COMMA 2, C.C. - 1° pubbl. 9/04)
L’inciso di cui all’art. 2482 bis, comma 2 c.c., “se l’atto costitutivo non prevede diversamente” anteposto in detta norma all’obbligo di depositare presso la sede della società almeno otto giorni prima dell’assemblea copia della relazione degli amministratori sulla situazione patrimoniale della società, con le osservazioni nei casi previsti dall’art. 2477 c.c. del collegio sindacale o del revisore, consente alla società di prevedere nell’atto costitutivo forme di accesso o di comunicazio-ni di tali documenti diversi dal deposito, quali ad es. la spedizione per posta al domicilio di ciascun socio, ovvero collegamento ad un sito internet della società ove quei documenti risultino accessibili. Consente inoltre di prevedere un termi-ne di deposito più breve rispetto agli otto giorni previsti dalla legge per il depo-sito e anche di esentare la società dall’obbligo del previo deposito.
L’esenzione può concernere il solo deposito e non anche la presentazione della documentazione in assemblea senza cui la deliberazione di riduzione non po-trebbe validamente adottarsi.

I.G.8 - (FATTI DI RILIEVO EX ART. 2482 BIS, COMMA 3, C.C. - 1° pubbl. 9/04)
I fatti di rilievo avvenuti dopo la redazione della relazione degli amministratori sulla situazione patrimoniale della società di cui gli amministratori devono dare conto in assemblea ai sensi dell’art. 2482 bis, comma 3, c.c., consistono in fatti che incidono sulle prospettive future della società e quindi sulla previsione di andamento della stessa (ad esempio: stipulazione di un importante contratto), possono anche riguardare eventi sopravvenuti che abbiano inciso sulla entità della perdita riducendola o aumentandola.
In ogni caso il capitale, ai sensi del comma 4 dell’art. 2482 bis, c.c., deve essere ridotto sempre in proporzione delle perdite accertate e l’accertamento delle perdite è affidato ad un documento contabile quale è la relazione sulla situazio-ne patrimoniale della società e non al resoconto orale degli eventi sopravvenuti effettuato nella riunione assembleare da parte degli amministratori.

I.G.9 - (DEVOLUZIONE ALL’ORGANO AMMINISTRATIVO DELLA RIDUZIONE DEL CAPITALE PER PERDITE - 1° pubbl. 9/04)
L’art. 2482 bis, comma 6, c.c., prevede che in caso di riduzione del capitale si ap-plichi l’ultimo comma dell’art. 2446 c.c. in materia di s.p.a. La norma richiamata consente la devoluzione al consiglio di amministrazione delle competenze dell’assemblea in ordine alla riduzione del capitale per perdite. Considerato il dato letterale della norma richiamata che prevede la deliberazione del consiglio di amministrazione si deve ritenere che la competenza spetti al consiglio colle-gialmente anche nel caso di amministratori operanti in regime di amministrazio-ne disgiuntiva.

I.G.10 - (TRASFORMAZIONE DI SOCIETÀ IN PERDITA SENZA RIDUZIONE DEL CAPI-TALE - 1° pubbl. 9/04)
L’art. 2482 ter c.c. nel caso di perdita di oltre un terzo del capitale che riduca lo stesso al disotto del minimo legale, prevede al comma 1 che l’assemblea possa deliberare la riduzione del capitale ed il contestuale aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al detto minimo.
Al comma 2, e quindi in un comma separato fa salva la possibilità di deliberare la trasformazione della società. Nel caso di trasformazione della società in mo-dello associativo più semplice è pertanto possibile trasformare la società senza procedere alla previa riduzione del capitale.

I.G.11 - (AUMENTI DI CAPITALE CON VERSAMENTI SOCI IN CONTO CAPITALE - 1° pubbl. 9/04)
Non è necessaria la stima se si procede all’aumento mediante passaggio a capi-tale del fondo soci-aumento di capitale, o soci-conto capitale, trattandosi di mezzi propri della società.

I.G.12 - DIVIETO DI AUMENTO DI CAPITALE MEDIANTE UTILIZZO DELLA RISERVA LEGALE - 1° pubbl. 9/04 – soppresso 9/05).

I.G.13 - (SITUAZIONE PATRIMONIALE IN PRESENZA DI PERDITE EX ART. 2482 BIS, COMMA 2, C.C. - 1° pubbl. 9/04 - modif. 9/05-9/11 – motivato 9/11)
Per procedere alla riduzione del capitale per perdite deve essere presentata ai sensi dell’art. 2482 bis, comma 2, c.c., in assemblea, una situazione patrimoniale, redatta con i medesimi criteri dell’ultimo bilancio e dalla quale emergano le per-dite. Tale situazione non può essere anteriore a 120 giorni rispetto alla data dell’assemblea.
L’esposta procedura non trova applicazione qualora le perdite emergano in sede di approvazione del bilancio e le stesse vengano ripianate nella medesima as-semblea (nell’ipotesi che il bilancio sia approvato con decisone collegiale) o in una successiva che si tenga nelle immediatezze della prima.
In ogni caso gli amministratori debbono dar conto nell’assemblea dei fatti di ri-levo avvenuti dopo la redazione della situazione patrimoniale o del bilancio.
Trascorsi più di centottanta giorni dalla data di riferimento del bilancio lo stesso non può più essere utilizzato per la copertura delle perdite e dovrà, pertanto, essere redatta una apposita situazione patrimoniale, con le caratteristiche di cui sopra.

Motivazione
L’art. 2482 bis, comma 2, c.c. dispone che in presenza di perdite su-periori ad oltre un terzo del capitale, “all’assemblea deve essere sottoposta una relazione degli amministratori sulla situazione patrimoniale della società, con le osservazioni nei casi previsti dall’art. 2477 del collegio sindacale o del revisore ....”.
In mancanza di qualsiasi prescrizione normativa in ordine alla data di riferimento della situazione patrimoniale da prendere a base per il ri-pianamento delle perdite, si è ritenuto ragionevole far riferimento al termine fissato dalla legge per l'approvazione del bilancio in via ordina-ria (art. 2478 bis, comma 1, c.c.), nonché alla disciplina dettata in tema di fusione ove, per l'appunto, si prescrive che la situazione patrimoniale deve essere “riferita ad una data non anteriore di oltre centoventi giorni al gior-no in cui il progetto di fusione è depositato nella sede della società" (in questo senso l'attuale art. 2501 quater, comma 1, c.c.).
Ovviamente la situazione patrimoniale da utilizzare per procedere al-la riduzione del capitale, dovrà essere redatta con i medesimi criteri dell’ultimo bilancio, e ciò per ragioni di coerenza, dovendosi garantire una continuità nelle modalità di redazione dei bilanci sociali, anche se infrannuali.
Ne consegue che per procedere alla riduzione del capitale per perdite non è sempre necessario predisporre una situazione patrimoniale ad hoc ma, dovendo la stessa essere redatta con i medesimi criteri da seguire nella redazione del bilancio, può procedersi anche sulla base dell’ultimo bilancio di esercizio approvato, sempreché le perdite accumulate venga-no ripianate nella medesima assemblea chiamata ad approvare il bilan-cio di esercizio (nell’ipotesi ovviamente che lo stesso sia approvato con decisione collegiale) o in una successiva assemblea che si tenga nelle immediatezze della prima.
In relazione a ciò si è sentita l'esigenza di individuare un termine en-tro il quale possa utilizzarsi il bilancio di esercizio in luogo della situa-zione patrimoniale ed affinché l'assemblea per il ripianamento delle perdite possa ritenersi tenuta nelle immediatezze di quella di approva-zione del bilancio.
Tale termine è stato individuato nei centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio cui il bilancio si riferisce.
L’individuazione del termine di centottanta giorni trae il suo fonda-mento dal disposto dell’art. 2364 c.c. (richiamato per le srl dall’art. 2478 bis, comma 1, c.c.) che, consentendo, quando la società sia tenuta alla redazione del bilancio consolidato ovvero quando lo richiedano partico-lari esigenze relative alla struttura ed all'oggetto della società, di posti-cipare l’approvazione del bilancio al centottantesimo giorno dalla chiu-sura dell’esercizio, giudica congruo tale termine in ordine alla “verifica” e “pubblicità” legale della situazione patrimoniale annuale della società.
Anche in tema di fusione, alla cui disciplina si è fatto sopra riferi-mento per i termini di validità della “situazione patrimoniale”, viene ri-conosciuta al bilancio di esercizio una attendibilità per un tempo mag-giore rispetto a quella riconosciuta alla situazione patrimoniale: centot-tanta giorni contro centoventi (in questo senso l'art. 2501 quater, comma 2, c.c.: "la situazione patrimoniale può essere sostituita dal bilancio dell'ultimo esercizio, se questo è stato chiuso non oltre sei mesi prima del giorno del deposito indicato nel primo comma”).
Dunque, anche sotto questo profilo appare coerente riconoscere ad un’assemblea che si tenga entro i centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio il potere di ripianare le perdite sulla scorta delle risultanze del bilancio relativo a detto esercizio, anche se approvato tra il cento-ventesimo e il centottantesimo giorno dalla sua chiusura.
Trascorsi centottanta giorni non sarà più possibile utilizzare il bilan-cio di esercizio. Quindi, in una società il cui esercizio si chiuda il 31 di-cembre, dopo il 29 giugno (28 giugno negli anni bisestili) non sarà più possibile utilizzare il bilancio di esercizio per il ripianamento perdite.

I.G.14 - (RIDUZIONE PARZIALE DELLE PERDITE - 1° pubbl. 9/04)
Non è ammissibile in alcun caso la riduzione parziale delle perdite, neppure in caso di riduzione facoltativa del capitale sociale.

I.G.15 - (RICOSTITUZIONE DEL CAPITALE IN SEGUITO A RIDUZIONE PER PERDITE E NON CONTESTUALE SOTTOSCRIZIONE - 1° pubbl. 9/04)
Nell’ipotesi in cui l’assemblea riduca il capitale per perdite e ne disponga la rico-stituzione non è necessaria la contestuale sottoscrizione dell’aumento di capita-le da parte dei soci ai quali deve comunque essere riconosciuto il diritto di op-zione.
Rimane inteso che, ricorrendo l’ipotesi di cui all’art. 2484 n. 4 c.c., fino a quando il deliberato aumento non sia sottoscritto per un ammontare almeno pari a quello del capitale minimo legale, la causa di scioglimento è attuale.

I.G.16 - (AUMENTO DI CAPITALE IN NATURA IN MANCANZA DI APPOSITA PREVI-SIONE STATUTARIA - 1° pubbl. 9/04)
È possibile, ma solo con deliberazione adottata con il voto favorevole di tutti i soci partecipanti alla società, che l’assemblea deliberi che l’aumento di capitale possa essere liberato mediante conferimenti diversi dal danaro, anche se l’atto costitutivo non prevede tale possibilità e anche se si ricada nell’ipotesi di ricapi-talizzazione della società, in esito a riduzione per perdite ex art. 2482 ter c.c.

I.G.17 - (COPERTURA PERDITE E UTILE DI PERIODO - 1° pubbl. 9/05 – motivato 9/11)
In caso di operazione di copertura perdite sulla base di situazione patrimoniale infra annuale, che oltre alle perdite relative agli esercizi precedenti registri anche un c.d. “utile di periodo”, nella determinazione delle perdite da coprire si deve tener conto anche di detto risultato positivo di periodo.
La perdita da coprire dovrà, pertanto, corrispondere all’importo delle perdite ac-cumulate nell’esercizio e/o negli esercizi precedenti decurtato dell’importo del “risultato positivo” infra annuale (perdite da coprire = risultato negativo - risul-tato positivo).

Motivazione
Con l’orientamento in commento si affronta la problematica della ri-levanza dell’utile di periodo, risultante da una situazione patrimoniale infra annuale, ai fini del calcolo delle perdite incidenti sul capitale socia-le.
In dottrina ed in giurisprudenza si sono confrontate due distinte opi-nioni:
- quella minoritaria ritiene illegittimo l’utilizzo degli utili di periodo, perché non si tratterebbe di risultati consolidati. Detti utili si risolvereb-bero in un dato puramente contabile, una posta attiva potenziale, la cui rilevanza si ha solo con l’approvazione definitiva del bilancio “finale” di esercizio; prima di tale momento gli utili non possono essere distribuiti e quindi non possono essere neppure utilizzati a copertura perdite;
- quella prevalente, al contrario, ritiene dovuto l’utilizzo degli utili di periodo a “decurtazione” delle perdite relative al medesimo periodo, perché altrimenti si finirebbe per non considerare la reale situazione pa-trimoniale della società al momento in cui viene assunta la delibera di copertura delle perdite, favorendo una possibile illegittima riduzione del capitale a fronte di un patrimonio netto positivo. Anche gli utili di pe-riodo, come qualsiasi altra sopravvenienza attiva, costituiscono un ele-mento del patrimonio sociale di cui si deve tener conto.
L’orientamento in commento segue l’opinione prevalente, alla quale ha aderito anche la Suprema Corte di Cassazione, che in più pronunce ha avuto modo di ribadire che "nella determinazione dell'entità com-plessiva delle perdite sulla quale l'assemblea, ai sensi dell'art. 2447 c.c., è chiamata a provvedere, si deve tener conto anche degli eventuali risul-tati positivi di periodo (cd. utili di periodo) manifestatisi nella frazione di esercizio successiva all'ultimo bilancio." (vedasi ad esempio Cass. 23 marzo 2004, n. 5740).
Pertanto nel caso di delibera di copertura perdite, assunta sulla base di una situazione patrimoniale infra annuale, che oltre alle perdite rela-tive agli esercizi precedenti registri anche un c.d. “utile di periodo”, nel-la determinazione delle perdite da coprire si deve tener conto anche di detto risultato positivo di periodo.
La perdita da coprire dovrà corrispondere, come espressamente indi-cato nell’orientamento in commento, all’importo delle perdite accumu-late nell’esercizio e/o negli esercizi precedenti decurtato dell’importo del “risultato positivo” infra annuale (perdite da coprire = risultato ne-gativo - risultato positivo).
Infatti:
- da un lato, la situazione infra annuale deve essere redatta con gli stessi criteri del bilancio di esercizio, cosicché anche in tale situazione, come nel bilancio di esercizio, possono essere indicati esclusivamente i risultati negativi ed i risultati positivi effettivamente realizzati;
- dall’altro, escludere tale utilizzabilità porterebbe ad una riduzione del capitale, pur in presenza di una posta attiva, al di fuori delle condi-zioni previste dall’art. 2482, commi 2 e 3, c.c. a tutela dei terzi.
Ne discende, anche, che se il risultato positivo, registrato nell’esercizio in corso, fosse di importo tale da coprire tutte le perdite precedenti non sarebbe neppure possibile procedere alla riduzione del capitale, mentre se fosse di importo tale da ricondurre dette perdite en-tro il limite del terzo del capitale sociale, la riduzione sarebbe puramen-te facoltativa.

I.G.18 - (AUMENTO DI CAPITALE DELEGATO ALL’ORGANO AMMINISTRATIVO - 1° pubbl. 9/05 – motivato 9/11)
L’attribuzione all’organo amministrativo della facoltà di aumentare il capitale sociale ai sensi dell’art. 2481 c.c. richiede la determinazione dei limiti e delle modalità dell’esercizio. Fra i limiti, in considerazione dell’eccezionalità dell’attribuzione di tale potere all’organo amministrativo nonché della non sop-primibilità della competenza dei soci ai sensi dell’art. 2479 c.c., deve intendersi ricompreso necessariamente - oltreché un limite quantitativo da intendersi come fissazione di un limite massimo numericamente determinato - anche un limite temporale.

Motivazione
Accogliendo l’interpretazione tradizionale secondo cui gli ammini-stratori che deliberano un aumento di capitale esercitano una compe-tenza derivata in forza di una delega di poteri da parte dei soci (così come in tema di spa, cfr. rubrica art. 2443 c.c.) e non una competenza propria, i soci, nonostante la delega, conservano sul punto una compe-tenza deliberativa concorrente.
Quanto sopra è giustificato dalla sovranità dell’organo assembleare; dalla considerazione che l’incipit dell’art. 2481 c.c. stabilisce l’attribuzione agli amministratori della mera facoltà di aumentare il ca-pitale e non fissa, invece, una regola in materia di ripartizione di com-petenze tra organi societari; nonché dalla circostanza che l’art. 2479, comma 2, c.c. stabilisce che le modificazioni dell’atto costitutivo sono riservate “in ogni caso” alla competenza dei soci.
Da tale principio discende che i soci possono, laddove lo ritengano opportuno, deliberare l’aumento pur in presenza della clausola statuta-ria di delega ed anche se essa non preveda espressamente detta compe-tenza concorrente.
Nel caso poi in cui l’atto costitutivo preveda per la delega agli am-ministratori limiti non previsti per l’assemblea dei soci, i soci possono ugualmente deliberare l’aumento di capitale già delegato agli ammini-stratori ignorando i limiti posti per questi ultimi.
Infine l’assemblea conserva il potere di modificare la decisione di aumento del capitale assunta dall’organo delegato, se non ancora ese-guita.
Non è ammissibile una delega che non contenga quantomeno le in-dicazioni (concorrenti e non alternative tra loro) del limite temporale (e cioè della durata della delega, da intendere come termine entro il quale adottare la delibera) e dell’importo dell’aumento.
Infatti, pur non richiamando espressamente l’art. 2481 c.c. i limiti temporali e quantitativi indicati dall’art. 2443 c.c. in tema di spa, si ri-tiene che tali elementi siano imprescindibili ai fini di non esautorare l’assemblea dei soci delle proprie competenze.
Ove limiti e modalità di esercizio (ad esempio: specificazione del ti-po di aumento da eseguirsi, gratuito o a pagamento, tempi di esecuzio-ne, in una o più tranches, entità dell’aumento, previsione della determi-nazione di un sovrapprezzo ed entità dello stesso, eventuali adempi-menti accompagnatori quali la redazione di un bilancio infrannuale ed anche quorum necessari per le deliberazioni dell’organo amministrativo o previsione del necessario consenso di tutti i componenti) vengano in-dicati in statuto, essi saranno vincolanti per gli amministratori e do-vranno essere oggetto di controllo di legalità da parte del notaio verba-lizzante la delibera di aumento assunta dagli amministratori.
Il limite quantitativo da fissare è da intendersi come limite massimo numericamente determinato o determinabile.

I.G.19 - (LIMITI TEMPORALI DELL’ATTRIBUZIONE ALL’ORGANO AMMINISTRATIVO DELLA FACOLTÀ DI AUMENTARE IL CAPITALE - 1° pubbl. 9/05 – motivato 9/11)
La durata dell’attribuzione all’organo amministrativo della facoltà di aumentare il capitale sociale ai sensi dell’art. 2481 c.c. non è inderogabilmente quella previ-sta dall’art. 2443 c.c. per le s.p.a. Detto termine potrà quindi essere superiore, ma andrà comunque mantenuto entro convenienti limiti di tempo.

Motivazione
La disciplina dettata per le srl dall’art. 2481 c.c., in tema di delega agli amministratori della facoltà di deliberare aumenti di capitale, è as-sai più generica di quella dettata per le società azionarie dall’art. 2443 c.c. nell’analoga fattispecie.
In particolare, la disposizione sulla srl non chiarisce se sia necessario imporre nella delega un limite temporale e se tale limite, una volta rite-nuto necessario, non debba eccedere una qualche misura.
Sulla necessità di prevedere un limite temporale alla delega si riman-da all’orientamento “I.G.18” e alla sua motivazione, nella quale, so-stanzialmente, si aderisce all’opinione di chi ritiene che il potere delega-to non possa essere talmente ampio da integrare di fatto una abdicazio-ne da parte dei soci delle loro prerogative in ordine alla modifica dell’atto costitutivo.
Per quanto riguarda, invece, il limite massimo di cinque anni previ-sto per le spa dall’art. 2443 c.c., si ritiene che lo stesso non possa trova-re applicazione nella srl.
L’assenza, infatti, di una previsione in tal senso nell’art. 2481 c.c. non appare riconducibile ad una mancanza di disciplina, integrabile tramite il ricorso all’analogia, ma ad una vera e propria scelta del legi-slatore di rimettere all’autonomia dei soci il limite temporale di detta delega.
Ciò risulta coerente con il modello legale della srl.
È infatti rintracciabile nella disciplina positiva una maggior rigidità in materia di termini tra le società azionarie e la srl. Si pensi alla durata in carica degli amministratori (limitata a tre anni nelle spa, a discrezio-ne dei soci nella srl), al divieto di alienazione delle azio-ni/partecipazioni (limitato a cinque anni nella spa, determinabile dai soci nella srl, salvo il recesso), al termine dell’esercizio del recesso (de-terminato in quindici giorni nella spa, rimesso ai soci nella srl), e così via.
Il legislatore ha dunque inteso garantire, in un modello caratterizzato dalla stabilità della compagine sociale, il potere dei soci di disciplinare con maggior autonomia le proprie vicende corporative, poiché destinate a ripercuotersi, con ogni probabilità, sui medesimi soggetti che le hanno disciplinate, a differenza di ciò che presumibilmente accadrebbe in una società azionaria, i cui soci dovrebbero avere una maggior vocazione di investitori, e dunque una minor propensione alla stabilità.
Stante quanto sopra, si ritiene che nella srl sia consentito delegare aumenti di capitale agli amministratori fissando un limite di tempo an-che più ampio dei cinque anni, purché tale limite sia ragionevole e ri-conducibile ad un interesse meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322 c.c. (eventualmente anche certus an ma incertus quando), ovvero tale da non risultare elusivo dell’obbligo di apposizione del termine stesso.

I.G.20 - (AUMENTO DI CAPITALE DELEGATO MEDIANTE MODIFICA DELL’ATTO COSTITUTIVO - 1° pubbl. 9/05 – motivato 9/11)
Nonostante il tenore letterale dell’art. 2481 c.c., la delega all’organo amministra-tivo della facoltà di aumentare il capitale sociale ai sensi del predetto articolo può essere attribuita non solo in sede di atto costitutivo, ma anche di successiva modifica dello stesso.

Motivazione
È sembrato corretto, mancando nella disciplina codicistica l’espressa previsione della possibilità di introdurre la delega anche con successiva modificazione dell’atto costitutivo (a differenza di quanto previsto dall’art. 2443 c.c. per le spa), riconoscere in via interpretativa tale possi-bilità.
A favore della indicazione prospettata sussistono validi argomenti quali: assenza di un esplicito divieto al riguardo; valorizzazione dell’autonomia dei soci; non ricorrenza di un caso (eccezionale nella nuova disciplina) in cui l’adozione della decisione non possa essere pre-sa a maggioranza.
In relazione a tale ultima circostanza è anche da osservare come, ne-gando la possibilità di un inserimento successivo della delega, o richie-dendo per la stessa un consenso unanime, si imporrebbe un vincolo all’operato della maggioranza estraneo al sistema.
È poi da considerare come, da un punto di vista sistematico, la nor-ma in commento sia inserita nella sezione relativa alle modificazioni dell’atto costituivo, e che il corpus normativo riferito alle srl non conosce la distinzione terminologica tra atto costitutivo e statuto (per il legisla-tore l’atto costitutivo è sia quello sottoscritto dai soci al momento della costituzione, sia quello risultante dalle modifiche successivamente in-trodotte).
Di qui la conclusione che la delega può essere introdotta con una modificazione dell’atto costitutivo, da adottarsi con le relative maggio-ranze previste dalla legge o dall’atto costitutivo medesimo.

I.G.21 - (RIDUZIONE VOLONTARIA DEL CAPITALE – EFFICACIA ED ESEGUIBILITÀ - 1° pubbl. 9/05 – motivato 9/11)
In caso di riduzione volontaria del capitale a sensi dell’art. 2482 c.c. bisogna di-stinguere tra efficacia della decisione e sua eseguibilità:
- per quanto riguarda l’efficacia, anche in questo caso si applica la disciplina ge-nerale dettata dall’art. 2436, comma 5, c.c. (richiamato dall’art. 2480 c.c.), che non viene derogata dalla disposizione in commento; pertanto la decisione di ri-duzione volontaria del capitale produrrà i suoi effetti subito dopo la iscrizione al registro imprese;
- per quanto riguarda la eseguibilità della decisione, una volta che la stessa sia divenuta efficace, si applica la specifica disciplina dettata dall’art. 2482, comma 2, c.c., in base alla quale la decisione può essere eseguita soltanto dopo novanta giorni dal giorno dell’iscrizione nel registro delle imprese, purché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all’iscrizione abbia fatto opposizione.
Da ciò discende che:
- una volta avvenuta l’iscrizione al registro imprese della decisione di riduzione volontaria del capitale, producendo la stessa tutti i suoi “effetti”, il capitale da indicare nello statuto, negli atti della società, e che dovrà risultare anche dal re-gistro imprese medesimo, dovrà essere il capitale nel suo minor importo, quale risulta dalla riduzione; per gli stessi motivi in caso di riduzione del capitale al di sotto dei 120.000 euro, qualora non sussistano le altre condizioni poste dall’art. 2477 c.c., non sarà obbligatorio il collegio sindacale sin dalla data di iscrizione della decisione al registro imprese;
- l’importo della riduzione potrà essere materialmente distribuito ai soci (o i soci saranno definitivamente liberati dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti) solo dopo che siano trascorsi novanta giorni dalla data di iscrizione al registro impre-se della decisione, sempreché entro questo termine nessun creditore sociale an-teriore all’iscrizione abbia fatto opposizione.

Motivazione
Nel presente orientamento si prende atto della diversa terminologia utilizzata dal legislatore:
- nell’art. 2436, comma 5, c.c. (richiamato per le srl dall’art. 2480 c.c.) ove si parla di efficacia della delibera (“la delibera non produce effetti se non dopo l’iscrizione”);
- e nell'art. 2482, comma 2, c.c. ove, invece, si parla di eseguibilità della delibera (“la decisione dei soci può essere eseguita soltanto dopo novanta giorni dal giorno dell’iscrizione nel registro delle imprese della decisione medesi-ma, purché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all’iscrizione abbia fatto opposizione”).
Se si vuole dare un significato concreto alla scelta “terminologica” del legislatore, efficacia ed eseguibilità della delibera vanno tenute di-stinte dovendo le stesse operare, nel caso di delibera di riduzione volon-taria del capitale, su piani diversi.
L'efficacia della delibera è disciplinata in via generale dall’art. 2436, comma 5, c.c. (richiamato per le srl dall’art. 2480 c.c.): dalla data di iscrizione al registro imprese la riduzione volontaria del capitale diventa "operativa", al pari di qualsiasi altra modifica statutaria, secondo quella che è la disciplina generale.
Da ciò discende che una volta avvenuta l'iscrizione nel registro im-prese della delibera di riduzione volontaria del capitale, producendo la stessa tutti i suoi "effetti", in relazione al disposto dell’art. 2436, comma 5, c.c., il capitale da indicare nello statuto, negli atti della società e che dovrà risultare anche nel registro imprese medesimo sarà quello risul-tante dalla riduzione.
Tale conclusione risponde anche a ragioni di "trasparenza" e di “ef-fettività” della pubblicità, poiché consente in concreto, attraverso la ri-levazione del nuovo capitale nel registro imprese e negli atti della socie-tà:
- ai creditori sociali anteriori all’iscrizione della delibera presso il re-gistro imprese, di proporre opposizione
- ai creditori sociali successivi all'iscrizione della delibera, di fare af-fidamento sul minor capitale.
Si sottolinea l'importanza dell'indicazione del capitale nel suo nuovo ammontare negli atti e nello statuto della società sin dalla data di iscri-zione, e ciò soprattutto nei confronti dei terzi, potenziali creditori poste-riori all'iscrizione, che debbono conoscere da subito su quale capitale della società possono fare affidamento, posto che il diritto di opposizio-ne di cui all’art. 2482, comma 2, c.c. è riconosciuto ai soli "creditori so-ciali anteriori all'iscrizione".
Inoltre, una volta avvenuta l'iscrizione al registro imprese della deci-sione di riduzione volontaria del capitale, producendo la stessa tutti i suoi "effetti", se il capitale a seguito di detta riduzione diventi inferiore ai 120.000 euro e se non sussistono le altre condizioni poste dall'art. 2477 c.c. per il mantenimento dell’organo di controllo (istituzione facol-tativa o legale), non sarà più obbligatorio il collegio sindacale, e ciò sen-za che si debba attendere il decorso senza opposizione dei novanta giorni dalla iscrizione al registro Imprese.
Benché, con l’iscrizione al registro imprese, la delibera di riduzione del capitale sia divenuta efficace, l'importo della riduzione potrà essere materialmente distribuito ai soci (o i soci saranno definitivamente libe-rati dall'obbligo dei versamenti ancora dovuti) solo dopo che siano tra-scorsi novanta giorni dalla data di avvenuta iscrizione al registro impre-se, sempreché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all'iscrizione abbia fatto opposizione.
Questa è la fase dell'esecuzione della delibera, distinta e successiva alla fase dell'efficacia legata all'iscrizione della delibera al registro im-prese.
Contabilmente, al passivo, il capitale verrà indicato nel suo minor importo mentre l'importo della riduzione verrà allocato in apposita ri-serva "vincolata", non distribuibile sino a che non siano trascorsi novan-ta giorni dalla data di iscrizione al registro imprese della delibera e sempreché entro questo termine nessun creditore sociale anteriore all'i-scrizione abbia fatto opposizione
Col garantire il mantenimento delle "risorse" corrispondenti alla ri-duzione del capitale nel patrimonio della società per i novanta giorni successivi alla iscrizione della delibera viene adeguatamente rispettato il dettato normativo, stante lo scopo perseguito dalla norma stessa. La legge infatti non richiede che venga mantenuto il vecchio capitale nomi-nale ma che vengano mantenute le risorse necessarie per garantire i cre-ditori anteriori all’iscrizione della delibera al registro imprese.
La norma in questione infatti non è volta a tutelare i "terzi" in gene-re, affinché la società mantenga un determinato capitale sociale contro la volontà manifestata dai soci, bensì a tutelare i creditori anteriori all'i-scrizione al registro imprese della delibera di riduzione, che hanno fatto affidamento su un determinato capitale sociale, a vedere garantite le proprie ragioni da risorse corrispondenti all'originario capitale.
L'art. 2482, comma 2, c.c., parlando di "esecuzione" e non di "effica-cia" della delibera, mira a garantire il mantenimento nella società delle "risorse" su cui avevano fatto affidamento i creditori anteriori alla iscri-zione, sino a che non sia scaduto il termine loro riconosciuto per l'op-posizione, e non certo ad attribuire a tali creditori un diritto di "incide-re" sulla struttura societaria, sospendendo gli effetti di una delibera le-gittimamente adottata dai soci.
Che questo sia lo scopo della norma è inoltre confermato dall'ultimo comma dell'art. 2482, comma 3, c.c.: il tribunale infatti può disporre che l'operazione abbia luogo (ossia il capitale venga materialmente rimbor-sato) qualora accerti infondato il pericolo di pregiudizio per i creditori ovvero la società abbia prestato garanzia, ossia abbia comunque garan-tito le "risorse" per il soddisfacimento delle ragioni dei creditori anterio-ri all'iscrizione.
Da ricordare inoltre che la dottrina prevalente (ante riforma) riteneva che l'opposizione di un creditore non giovasse affatto ai creditori non opponenti, con la conseguenza che se la società soddisfaceva i diritti dell'opponente ed otteneva la revoca dell'opposizione poteva eseguire in modo del tutto legittimo la riduzione.

I.G.22 - (RIDUZIONE VOLONTARIA DEL CAPITALE – MODALITÀ DI ATTUAZIONE - 1° pubbl. 9/05 – motivato 9/11)
In caso di riduzione volontaria del capitale a sensi dell’art. 2482 c.c. la decisione può essere attuata, oltre che mediante il rimborso ai soci o la loro liberazione dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti, anche mediante l’imputazione ad ap-posita riserva dell’importo della riduzione.
Ovviamente anche nel caso di specie si applicano le disposizioni di cui all’art. 2482, commi 2 e 3, c.c.

Motivazione
Già prima della riforma del diritto societario si discuteva in giuri-sprudenza ed in dottrina se fosse ammissibile la riduzione “volontaria” del capitale (o “riduzione per esuberanza”) mediante imputazione a ri-serva dell’importo della riduzione medesima.
Secondo un’opinione minoritaria l'operazione era inammissibile, in quanto il passaggio a riserva della parte del capitale oggetto di riduzio-ne avrebbe finito col risolversi in una mera operazione contabile, ovvero in un mero spostamento di valori nell'ambito del patrimonio netto, inci-dendo solo sul "vincolo" di indisponibilità cui è assoggetta quella parte del patrimonio che è costituita dal capitale, in contraddizione con la motivazione che giustificava la riduzione volontaria del capitale, cioè l'esuberanza del patrimonio rispetto al conseguimento dell'oggetto so-ciale.
Sempre secondo tale opinione, la riduzione si poteva giustificare solo se consisteva in una reale diminuzione dei mezzi patrimoniali che la so-cietà poteva impiegare nella propria attività, come conseguenza di una accertata sproporzione tra mezzi disponibili e mezzi concretamente im-piegati per il conseguimento degli scopi sociali.
L’opinione prevalente riteneva, al contrario, ammissibile la riduzione del capitale mediante imputazione a riserva; affermando che l'esuberan-za andava considerata non solo in senso economico, come eccesso di mezzi finanziari, ma anche esuberante poteva essere considerato il vin-colo costituito sul capitale rispetto all'esigenza di una diversa struttura-zione del patrimonio.
La riduzione del capitale cioè poteva non riguardare tanto la deter-minazione dei mezzi propri necessari al conseguimento dell'oggetto so-ciale, quanto la determinazione dei mezzi soggetti al vincolo di indi-sponibilità proprio del capitale stesso.
Sempre a favore di tale modalità di riduzione si era osservato:
- che la possibilità dell'imputazione di riserve a capitale induce a rite-nere, all'inverso, la praticabilità dell'operazione più favorevole al socio, ossia l'imputazione a riserva di eccedenze prodotte dalla riduzione del capitale;
- che l'art. 2482 c.c. indica che il capitale deve essere rimborsato, ma non prescrive che esso debba essere fisicamente consegnato ai soci nell’istante in cui la delibera diventi eseguibile: l'imputazione ad una ri-serva disponibile che può distribuirsi liberamente in qualsiasi momento è di fatto un rimborso, perché i soci ne possono disporre a loro discre-zione;
- che non si comprende perché debba risultare illegittima la determi-nazione dell'assemblea di lasciare il capitale esuberante a disposizione dei soci, pur nel patrimonio netto della società, posto che ciò costituisce un minus rispetto al massimo consentito dalla legge, e non contrasta con lo scopo di tutelare i creditori.
Dopo la riforma, essendo venuto meno il requisito stesso “dell'esube-ranza" quale presupposto imprescindibile per poter procedere alla ridu-zione volontaria del capitale, le motivazioni a suo tempo addotte per delegittimare una simile soluzione, che si fondavano proprio sul concet-to di esuberanza, sono venute meno, per cui non può che confermarsi l'opinione, peraltro già prevalente in dottrina ed in giurisprudenza ante riforma, favorevole alla legittimità della delibera di riduzione volontaria del capitale da attuarsi mediante imputazione a riserva.
È fuori dubbio che anche nel caso di specie, trattandosi pur sempre di una riduzione volontaria del capitale, si applicano le disposizioni di cui all’art. 2482, commi 2 e 3, c.c. (con tutte le precisazioni in relazione ai diversi momenti dell’efficacia e della eseguibilità della delibera di cui all’orientamento I.G.21).
Per quanto riguarda, più specificatamente, il momento della esegui-bilità della delibera nel caso di specie, la riserva cui è stato imputato l’importo della riduzione, dovrà considerarsi “vincolata e non distribui-bile” sino a che non siano trascorsi novanta giorni dalla data di iscrizio-ne al registro imprese della delibera; dopodiché, e sempreché entro que-sto termine nessun creditore sociale anteriore all’iscrizione abbia fatto opposizione, la riserva stessa potrà considerarsi “disponibile” (e quindi anche distribuibile ai soci).

I.G.23 - (APPOSIZIONE DI UN TERMINE O DI UNA CONDIZIONE ALL’ATTO DI SOT-TOSCRIZIONE DI UN AUMENTO DI CAPITALE - 1° pubbl. 9/06 – modif. 9/10 – mo-tivato 9/11)
È legittimo apporre all’atto di sottoscrizione di un aumento di capitale, anche nel caso che sia previsto un sovrapprezzo o il conferimento non avvenga in de-naro, un termine iniziale o una condizione sospensiva, purché detti termine o condizione esauriscano il loro effetto anteriormente al termine concesso dalla delibera per l’esercizio del diritto di sottoscrizione.
Non risulta invece legittimo apporre un termine iniziale od una condizione so-spensiva al solo atto di conferimento a fronte di una sottoscrizione immediata, in quanto i due momenti devono coincidere.
È così ad esempio possibile sottoscrivere un aumento di capitale mediante con-ferimento di un’azienda apponendo, per motivi di semplificazione contabile, a detta sottoscrizione un termine iniziale coincidente con l’inizio di un mese sola-re, ovvero sottoscrivere un aumento di capitale scindibile con la condizione so-spensiva che entro i termini di sottoscrizione dell’intero aumento sia esercitato il diritto di sottoscrizione dagli altri soci.
Finché l’atto di sottoscrizione non è divenuto efficace non è possibile depositare nel registro delle imprese per l’iscrizione l’attestazione che l’aumento di capitale è stato eseguito ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 2481-bis c.c.

Motivazione
Vedi sub. H.G.12.

I.G.24 - (RIDUZIONE DEL CAPITALE IN MISURA NON PROPORZIONALE - 1° pubbl. 9/06)
È legittimo, con il consenso di tutti i soci, sia nell’ipotesi di riduzione reale che in quella per perdite, deliberare la riduzione del capitale in misura non proporzio-nale rispetto alle singole partecipazioni, modificando in tal modo le percentuali di partecipazione dei singoli soci.
Il disposto dell’art. 2482-quater c.c., è infatti applicabile alle sole delibere adot-tate a maggioranza.

I.G.25 - (DELIBERA DI RIDUZIONE PER PERDITE DI CAPITALE NON INTERAMENTE LIBERATO - 1° pubbl. 9/06)
È legittimo deliberare ed eseguire una riduzione del capitale per perdite anche in presenza di partecipazioni non interamente liberate.
I titolari delle partecipazioni non interamente liberate non sono liberati dall’obbligo dei versamenti ancora dovuti.

I.G.26 - (RIDUZIONE O AUMENTO DI CAPITALE DI SRL CON PARTECIPAZIONI PRI-VE DI VALORE NOMINALE AD UN IMPORTO NON ESATTAMENTE DIVISIBILE TRA LE QUOTE DI PARTECIPAZIONE PREESISTENTI - 1° pubbl. 9/07 – motivato 9/11)
Nel caso in cui una s.r.l. con partecipazioni prive di valore nominale, quindi con valore nominale implicito (vedi orientamento I.I.28), riduca o aumenti il proprio capitale sociale, non sussiste l’obbligo di rideterminare nel contratto il nuovo va-lore nominale implicito delle singole partecipazioni.
Non è quindi necessario porre in essere operazioni che consentano arrotonda-menti qualora la nuova misura del capitale sociale non sia esattamente divisibile tra le quote di partecipazione esistenti.
Se la riduzione del capitale sociale avviene in misura proporzionale, o l’aumento avviene a titolo gratuito ovvero viene sottoscritto da tutti i soci in misura pro-porzionale, le quote di partecipazione dei singoli soci resteranno infatti invariate (cfr. art. 2481 ter, comma 2, c.c.); se invece la riduzione del capitale avviene in misura non proporzionale, o alcuni soci rinuncino in tutto o in parte a sottoscri-vere la quota di aumento a pagamento loro riservata, sarà necessario ridetermi-nare l’entità delle quote di partecipazione ma non il loro valore nominale, il quale si adeguerà automaticamente e implicitamente.
Così ad esempio una società che abbia tre soci titolari ciascuno di una quota di partecipazione pari ad un terzo, che riduca il proprio capitale sociale da euro 15.000 ad euro 10.000, manterrà inalterate le dette quote di partecipazione dei singoli soci, anche se il valore nominale implicito delle stesse diverrà un numero periodico.
Lo stesso avviene nell’ipotesi inversa di aumento di capitale.

Motivazione
Vedi sub I.I.28.

I.G.27 - (LEGITTIMITÀ DELLA DELIBERA DI AUMENTO DI CAPITALE ADOTTATA A MAGGIORANZA SENZA SOVRAPPREZZO – 1° pubbl. 9/07)

È legittimo deliberare a maggioranza un aumento di capitale senza sovrapprezzo (ossia ad un prezzo non congruo), nell’ipotesi in cui sia riconosciuto a tutti i soci il diritto di sottoscrizione ai sensi del primo periodo del comma 1 dell’art. 2481 bis c.c., ciò anche nel caso che la decisione consenta che la parte di aumento di capitale non sottoscritta da uno o più soci sia sottoscritta dagli altri soci o da terzi.
Nell’ipotesi invece in cui il diritto di sottoscrizione da parte dei soci sia escluso o limitato l’aumento di capitale deliberato a maggioranza deve necessariamente prevedere l’eventuale sovrapprezzo (ossia deve essere deliberato ad un prezzo congruo), fermo il diritto di recesso a condizioni che non tengano conto della de-libera di aumento.

I.G.28 - (LEGITTIMITÀ DELLA DELIBERA DI AUMENTO DI CAPITALE ADOTTATA ALL’UNANIMITÀ SENZA SOVRAPPREZZO – 1° pubbl. 9/07)
È legittimo deliberare all’unanimità un aumento di capitale senza l’eventuale so-vrapprezzo (ossia ad un prezzo non congruo), anche nell’ipotesi in cui non sia ri-conosciuto ai soci il diritto di sottoscrizione ai sensi del primo periodo del com-ma 1 dell’art. 2481-bis c.c.

I.G.29 - (LIMITAZIONE AL DIRITTO DI SOTTOSCRIVERE PARZIALMENTE GLI AU-MENTI DI CAPITALE - 1° pubbl. 9/07)
Il diritto dei soci di sottoscrivere gli aumenti di capitale in proporzione delle partecipazioni da essi possedute (riconosciuto dall’art. 2481 bis, primo periodo, comma 1, c.c.) comprende la facoltà di sottoscrivere anche solo parzialmente la quota di aumento ad essi riservata.
Pertanto la delibera che riconosca ai soci esclusivamente la facoltà di sottoscri-vere integralmente (e non anche parzialmente) la quota di aumento ad essi ri-servata concretizza un’ipotesi di limitazione del più ampio diritto di sottoscrizio-ne riconosciuto dal codice.
Tale delibera può dunque essere legittimamente adottata solo se prevista dall’atto costitutivo ed ai soci dissenzienti deve essere riconosciuto il diritto di recesso.

I.G.30 – (AUMENTO DI CAPITALE IN PRESENZA DI PERDITE RILEVANTI AI SENSI DI LEGGE – 1° pubbl. 9/07)
In presenza di perdite superiori al terzo del capitale sociale deve ritenersi non consentita una deliberazione dell'assemblea dei soci di aumento del capitale so-ciale ove non sia accompagnata dalla copertura integrale delle perdite accertate.

I.G.31 - (AUMENTO GRATUITO DEL CAPITALE IN MISURA NON PROPORZIONALE - 1° pubbl. 9/07)
È legittimo, con il consenso di tutti i soci, deliberare l’aumento gratuito del capi-tale imputandolo alle partecipazioni in misura non proporzionale, modificando in tal modo il rapporto tra le singole quote di partecipazione.
Il disposto dell’art. 2481 ter, comma 2, c.c., è infatti applicabile alle sole delibere adottate a maggioranza.

I.G.32 – (INDICAZIONE STATUTARIA DEL CAPITALE SOCIALE NEL CASO DI DELIBE-RA DI RIDUZIONE DELLO STESSO AL DI SOTTO DEL MINIMO LEGALE E NON CON-TESTUALE SOTTOSCRIZIONE DELLA SUA RICOSTITUZIONE – 1° pubbl. 9/07)
La riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale ed il suo contestua-le aumento in misura non inferiore a detto minimo, ex art. 2482 ter c.c., integra-no una delibera unitaria e non due distinte decisioni tra loro collegate.
Pertanto non sarà possibile, nelle more della sottoscrizione dell’aumento di ca-pitale previsto da tale delibera unitaria di riduzione e contestuale aumento, in-dicare nello statuto e nel registro delle imprese l’importo derivante dalla sola ri-duzione (inferiore al minimo legale o azzerato).
L’indicazione statutaria del capitale sociale dovrà essere aggiornata ad avvenuta sottoscrizione dell’aumento.

I.G.33 - (AUMENTO DI CAPITALE CON PREZZO DI EMISSIONE INFERIORE AL VA-LORE NOMINALE IMPLICITO – 1° pubbl. 9/07 – motivato 9/11)
Nel caso in cui le partecipazioni di una s.r.l. siano prive di valore nominale, come normalmente previsto dal codice civile (vedi orientamento I.I.28), è legittimo de-liberare un aumento di capitale offrendo in sottoscrizione nuove partecipazioni ad un prezzo inferiore al loro valore nominale implicito, a condizione che il capi-tale sociale non sia aumentato di un importo superiore alla somma dei nuovi conferimenti.
Qualora il prezzo richiesto non sia congruo dovranno essere rispettati i diritti di prelazione a favore dei soci o la delibera dovrà essere adottata all’unanimità (vedi orientamenti I.G.27 e I.G.28).
È dunque legittimo che una s.r.l. che abbia un capitale sociale di euro 10.000, e due soci aventi una quota di partecipazione nella società pari ad un mezzo cia-scuno (quindi di valore nominale implicito di euro 5.000 ognuna), possa delibe-rare di aumentare il proprio capitale sociale di euro 2.000 offrendo in sottoscri-zione a tale prezzo una quota di partecipazione nella società pari ad un terzo (quindi di valore nominale implicito di euro 4.000).
Qualora tale aumento (come qualsiasi altro aumento) non sia proporzionalmen-te e integralmente sottoscritto dai vecchi soci le quote di partecipazione preesi-stenti si ridurranno nelle dovute proporzioni.

Motivazione
L’eliminazione dal codice civile del valore nominale esplicito delle quote, unitamente alla ridefinizione delle quote stesse come “quote di partecipazione” piuttosto che come “quote di conferimento” (vedi commento all’orientamento I.I.28), ha prodotto come conseguenza an-che il venir meno dei previgenti limiti legali alla libera determinabilità del prezzo di sottoscrizione degli aumenti di capitale, prezzo che ante-riormente alla riforma non poteva essere inferiore al valore nominale delle quote offerte in sottoscrizione.
La questione è stata affrontata dalla dottrina successiva all’entrata in vigore della riforma con particolare riferimento alla fattispecie della s.p.a. con azioni senza valore nominale.
Le argomentazioni svolte e le soluzioni proposte non sono però del tutto trasferibili alle società a responsabilità limitata, poiché il quadro normativo di riferimento è sostanzialmente diverso.
Prima della novella il divieto di emissione di azioni ad un prezzo in-feriore al valore nominale era espressamente contenuto nell’art. 2346 c.c., allora vigente.
Per le società a responsabilità limitata, al contrario, mancava una norma che vietasse tale operazione.
La stessa era inibita dalla semplice circostanza che la quota di s.r.l. era una “quota di conferimento di capitale” ed esclusivamente come ta-le poteva e doveva essere riportata nel contratto.
Per comprendere quindi come sia ora possibile nelle s.r.l. effettuare aumenti di capitale ad un prezzo inferiore alla parità contabile occorre svolgere un’indagine autonoma rispetto a quella svolta per le s.p.a. con azioni prive di valore nominale.
Preliminarmente è assai importante rilevare, considerato che sono frequenti gli equivoci sul punto, come la questione del prezzo di sotto-scrizione inferiore alla parità contabile non ha nulla a che vedere con la diversa fattispecie, già ampiamente dibattuta prima della riforma, del prezzo di emissione inferiore al valore effettivo della quota offerta in sottoscrizione (mancanza di un sovrapprezzo adeguato).
È infatti possibile che il prezzo richiesto per la sottoscrizione di un aumento di capitale sia “congruo” anche se inferiore al valore nomina-le, come è altresì possibile che tale prezzo sia “non congruo” ancorché determinato in misura superiore al detto valore nominale.
Così, ad esempio, per una società che abbia una valutazione di mer-cato di euro 100.000,00, a fronte di un capitale sociale nominale di euro 120.000,00, sarà “congruo” un prezzo di sottoscrizione di eventuali au-menti di capitale determinato in misura inferiore del 20% alla parità contabile.
Al contrario, per una società che abbia una valutazione di mercato di euro 240.000,00, sempre a fronte di un capitale nominale di euro 120.000,00, sarà “non congruo” un prezzo di sottoscrizione di eventuali aumenti di capitale determinato in misura inferiore al doppio della pari-tà contabile.
La questione degli aumenti di capitale ad un prezzo “non congruo” prescinde dunque dal valore nominale delle partecipazioni.
Detti aumenti, quelli cioè con prezzo di emissione inferiore al valore effettivo della quota offerta, continueranno pertanto ad essere consenti-ti, secondo il convincimento che si era formato anteriormente alla ri-forma, solo se saranno preventivamente offerti in sottoscrizio-ne/opzione ai vecchi soci (art. 2481 bis, comma 1, primo periodo, c.c., per le s.r.l., e art. 2441, comma 1, c.c., per le s.p.a.), ovvero se saranno deliberati all’unanimità.
Del resto, è lo stesso legislatore che ha stabilito che il prezzo di emissione degli aumenti di capitale, quando gli stessi non siano propor-zionalmente sottoscrivibili dai vecchi soci, deve essere “congruo”, e come tale deve essere certificato dal collegio sindacale ai sensi dell’art. 2441, comma 6, c.c. (vedi orientamenti I.G.27 e I.G.28).
Chiarito dunque che la questione della determinazione del prezzo di emissione in misura inferiore alla parità contabile non è in alcun modo collegata con la diversa questione del rischio di annacquamento delle partecipazioni preesistenti in caso di prezzo di emissione “non con-gruo”, è ora relativamente semplice comprendere come sia oggi consen-tito alle s.r.l. di deliberare aumenti di capitale ad un prezzo libero, senza che tale prezzo debba quantomeno uguagliare la parità contabile.
Anteriormente alla riforma, l’impossibilità per le s.r.l. di offrire in sottoscrizione quote di valore superiore al conferimento di capitale non discendeva da un divieto espresso, bensì dalla circostanza che il confe-rimento di capitale e la quota di partecipazione erano la stessa cosa.
Così stabilivano gli allora vigenti artt. 2474 e 2475, comma 2, n. 5), c.c.
Oggi, al contrario non esiste più alcun rapporto tra conferimento di capitale e quota, al punto che per esplicita previsione normativa ad un socio può essere contrattualmente attribuita una quota di partecipazio-ne di valore nominale implicito superiore al conferimento di capitale da lui effettuato (art. 2468, comma 2, c.c.).
L’unico limite a tale facoltà è quello previsto dall’art. 2464, comma 1, c.c., in base al quale il valore dei conferimenti non può essere com-plessivamente inferiore all’ammontare globale del capitale sociale.
Se è dunque possibile in sede di costituzione di una s.r.l. ottenere quote di partecipazione di valore nominale implicito superiore al confe-rimento di capitale, tale facoltà deve necessariamente sussistere anche in sede di aumento di capitale.
Anche perché al momento della costituzione l’eventuale differenza tra conferimento e partecipazione integra quasi sicuramente un’ipotesi di prezzo “non congruo”, mentre nell’aumento di capitale a pagamento una siffatta differenza potrebbe proprio essere giustificata dalla necessi-tà di offrire in sottoscrizione delle partecipazioni al minor prezzo che in quel momento il mercato è disposto ad offrire, quindi ad un prezzo “congruo”.
In ogni caso, l’eventuale offerta di sottoscrizione di quote di parteci-pazione ad un prezzo inferiore alla parità contabile integra una libera scelta dei soci, vecchi e nuovi, pienamente legittima e conforme al si-stema.
È poi importante considerare come il totale delle nuove “quote di partecipazione” (determinate in base ad una percentuale o ad una fra-zione), a differenza di quello delle vecchie “quote di conferimento” (de-terminate in base al valore nominale), non può mutare per effetto del variare del capitale.
La somma delle partecipazioni espresse con una percentuale sarà sempre il 100%, indipendentemente dall’entità del capitale.
Nel nuovo sistema, dunque, l’aumento di capitale non sottoscritto proporzionalmente dai vecchi soci si conclude sempre con una ridistri-buzione esplicita delle quote (percentuali) di partecipazione.
In detta fattispecie, la ridistribuzione delle partecipazioni accadeva ovviamente anche prima della riforma, in presenza di valori nominali espressi, ma tale aspetto non appariva, risultando documentato esclusi-vamente l’“aumento” delle quote di conferimento e non la conseguente variazione delle percentuali di partecipazione dei singoli soci.
Da un punto di vista dogmatico ciò che oggi viene offerto in sotto-scrizione in sede di aumento di capitale non è una quota nominale dello stesso, ancorché implicita, bensì una percentuale dell’affare e del patri-monio.
Pertanto, nessun valore nominale delle partecipazioni rileva in tale vicenda, né può condizionarla.
L’unico limite rimane ovviamente quello imposto dall’art. 2464, comma 1, c.c.: il capitale sociale non potrà essere incrementato di un importo superiore alla somma dei conferimenti eseguiti a tale titolo.

I.G.34 – (LEGITTIMITÀ DELLA SOTTOSCRIZIONE ANTICIPATA DEGLI AUMENTI DI CAPITALE – 1° pubbl. 9/08)
La sottoscrizione in via preventiva, integrale o in una determinata misura, da parte del socio, di un aumento di capitale programmato ma non ancora formal-mente deliberato dalla società, persegue un interesse meritevole di tutela nell’ottica dell’art. 1322 c.c., ossia quella di assicurare a priori il buon esito dell’operazione di aumento.
Il riconoscimento di un titolo di preferenza (diritto di sottoscrizione) non impe-disce sotto alcun profilo che, in correlazione all’interesse della società ad avere garantita anticipatamente l’integrale sottoscrizione del previsto aumento di ca-pitale, il socio si vincoli in via preventiva, nei confronti della società stessa, non solo ad esercitare effettivamente il diritto di sottoscrizione a lui spettante ma anche a sottoscrivere la parte di aumento sulla quale non vanti affatto tale dirit-to, in quanto eccedente la quota proporzionale della partecipazione posseduta: e ciò, si intende, per l’eventualità in cui la predetta parte di aumento non venis-se sottoscritta dagli altri soci cui il diritto compete.
In entrambi i casi, si è al cospetto di un obbligo sottoposto a condizione: solo che, nella prima ipotesi – esercizio anticipato del diritto di sottoscrizione - la condizione è semplice, concretandosi nell’approvazione della deliberazione di aumento del capitale entro il termine stabilito o desumibile dalle circostanze; mentre nella seconda - sottoscrizione delle nuove quote sulle quali il socio non vanta il diritto di sottoscrizione - la condizione è complessa sostanziandosi non solo nell’approvazione della delibera, ma anche nel mancato esercizio del diritto di sottoscrizione da parte degli altri soci nel termine all’uopo assegnato.

I.G.35 – (RICAPITALIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ DA PARTE DEI SOLI SOCI PRESENTI IN ASSEMBLEA – 1° pubbl. 9/08)
È legittima l’operazione di ricapitalizzazione della società da parte dei soli soci presenti in assemblea, laddove la delibera faccia salva la facoltà dei soci assenti di sottoscrivere la propria quota di capitale entro il termine previsto dalla legge a tutela del diritto di sottoscrizione.
Tale operazione, pur formalmente differente, rispecchia fedelmente lo spirito della legge e non compromette in alcun modo i diritti dei soci assenti i quali, nel-lo stesso termine previsto dall’art. 2481 bis c.c., hanno la possibilità di sottoscri-vere il capitale sociale in proporzione della partecipazione precedentemente posseduta.
In tal caso il diritto di sottoscrizione, il cui esercizio è suscettibile di rimuovere, pro quota, l’acquisto da parte dei soci originari sottoscrittori dell’intero aumen-to di capitale, è salvaguardato mediante la previsione dell’esercizio successivo dello stesso.
Ciò che deve ritenersi non consentito è la previsione in sede assembleare di esclusione del diritto di sottoscrizione da parte dei soci assenti.

I.G.36 – (EFFICACIA IMMEDIATA DELLE SOTTOSCRIZIONI NEL CASO DI AUMENTO DI CAPITALE SCINDIBILE IN RICOSTITUZIONE DI QUELLO PERSO – 1° pubbl. 9/08)
Non si ritiene possibile introdurre in una delibera di aumento di capitale scindi-bile, in ricostituzione di quello perso, la clausola secondo la quale ciascuna sot-toscrizione sia immediatamente efficace, prima dunque del termine finale di sot-toscrizione (indipendentemente dalla circostanza che in detta delibera sia altresì consentito ai soci presenti di sottoscrivere anticipatamente anche quanto spet-tante in diritto di sottoscrizione ai soci assenti – vedi orientamento I.G.35).
Se così non fosse si violerebbe il principio secondo il quale, perso il capitale so-ciale e pendente il termine legale per l’esercizio del diritto di sottoscrizione sulla sua ricostituzione, il socio assente si deve trovare nella condizione di conservare la propria qualità di socio, con tutti i corrispondenti diritti, compreso la pienezza di quello di voto.

I.G.37 – (LEGITTIMITÀ DELLA RICAPITALIZZAZIONE DELLA SOCIETÀ DELIBERATA A MAGGIORANZA E INTEGRALMENTE SOTTOSCRITTA SOLO DA ALCUNI SOCI – 1° pubbl. 9/08)
In caso di perdita di cui all’art. 2482 ter c.c., la deliberazione di ricostituzione può essere legittimamente adottata a maggioranza e la sottoscrizione del relati-vo capitale può essere fatta da parte di alcuni soltanto dei soci originari.
Quanto affermato non si pone in contrasto con l’art. 2482 quater c.c., poiché tale norma tutela il socio contro le alterazioni proporzionali scaturenti dalla riduzio-ne del capitale, e non già dall’eventuale successivo aumento dello stesso.
Pertanto, se il socio non eserciterà il diritto di sottoscrizione sull’aumento in ri-costituzione, la sua partecipazione subirà inesorabilmente una compressione, anche nella misura dei diritti attribuiti.
I soci dissenzienti sono tutelati dal riconoscimento del diritto di sottoscrizione sulla ricapitalizzazione della società, sicché la perdita della qualità di socio, per il mancato esercizio di detto diritto, è pur sempre imputabile ad una libera scelta.

I.G.38 – (MANCANZA DI UN OBBLIGO LEGALE DI ALLEGAZIONE AL VERBALE DELLA RELAZIONE DELL’ORGANO AMMINISTRATIVO SULLA PERDITA - 1° pubbl. 9/08)
In presenza di una clausola statutaria che consenta l’esclusione del previo depo-sito presso la sede sociale della relazione sulla perdita da parte dell’organo am-ministrativo e delle eventuali osservazioni del collegio sindacale, non scatta al-cun obbligo di allegazione al verbale dei predetti documenti, che debbono co-munque, essere presentati in assemblea (vedi orientamento I.G.7).
Infatti, il legislatore ha previsto il deposito presso la sede sociale di detti docu-menti nel solo interesse dei soci e non nell’interesse dei terzi.

I.G.39 – (PRESUPPOSTI FORMALI DELLA DELIBERA DI RIDUZIONE DEL CAPITALE PER PERDITE INFERIORI AL TERZO – 1° pubbl. 9/08)
Nel caso di riduzione del capitale per perdite inferiori ad un terzo è comunque necessario che sia garantito che il capitale sia ridotto in proporzione alle perdite accertate.
Pertanto, sarà necessario che le perdite risultino o dal bilancio riferito ad un esercizio chiuso da non più di centottanta giorni o da una situazione patrimonia-le riferita ad una data non anteriore a centoventi giorni (vedi orientamento I.G.13).
Occorre inoltre una relazione dell’organo amministrativo con, ove richiesto dalla legge, le osservazioni del collegio sindacale o del revisore, al fine di spiegare l’opportunità dell’operazione.

I.G.40 – (ASPETTI FORMALI DELLA RELAZIONE SULLE PERDITE EX ART. 2482 BIS C.C. – 1° pubbl. 9/08)
L’art. 2482 bis c.c., da ritenersi applicabile anche all’ipotesi più grave di perdita di cui all’art. 2482 ter c.c., prevede che debba essere sottoposta all’assemblea una relazione sulla situazione patrimoniale della società.
Detta relazione presuppone logicamente che sia redatta anche la vera e propria situazione patrimoniale della società.
È dubbio se la situazione patrimoniale intermedia debba essere costituita, oltre che dallo stato patrimoniale, anche dal conto economico e dalla nota integrati-va.
Nel silenzio della legge è preferibile applicare un principio sostanziale in virtù del quale la documentazione redatta dagli organi sociali debba essere tale da garan-tire una sufficiente informazione dei soci. Pertanto, stante l’urgenza dell’intervento richiesto “senza indugio” nel caso di perdita,